Aree
e problematiche d’intervento
In
base alla lunga esperienza maturata in un ambiente sociale simile e
in base alle scelte attuate per indirizzare le strategie didattiche,
le aree d’interesse e d’intervento sono risultate
obbligatoriamente due: gli studenti e i genitori. Entrambi
i soggetti, forieri di problematiche intrinseche alla propria natura,
ma anche di complessità legate alla situazione di
migranti,richiedono interventi generici e specifici.
A
fronte della lunga esperienza maturata in questi anni, a seguito
delle osservazioni continue, grazie alla pratica didattica e
all’incontro con i genitori, possiamo affermare con forza che
l’integrazione degli alunni non può che passare attraverso la
partecipazione dei genitori alla scuola e il benessere sociale delle
famiglie. Nel corso di questi anni abbiamo adottato, modulandole di
volta in volta, strategie mirate e calate sul nostro protocollo
d‘accoglienza.
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Le
tematiche affrontate sono state tante e hanno coinvolto sempre
numerosi soggetti:
Il
gioco, Lo sport, Le tradizioni, La danza, Il viaggio, La nostra
lingua.
Le
problematiche più rilevanti emerse dall’incontro con i genitori
sono connesse al disagio socio-culturale; esse provocano fenomeni di
emarginazione sociale, che potrebbero sfociare nella dispersione
scolastica. La dispersione scolastica, che è un fenomeno complesso,
non riconducibile a interpretazioni univoche di causa-effetto, va
analizzata secondo un modello sistemico. E' necessaria una visione
integrata dei vari fattori che si correlano e interagiscono dove il
focus resta sempre il successo o l'insuccesso scolastico. Variabili
che concorrono e favoriscono lo sviluppo della dispersione scolastica
sono:
• Condizione
socio-culturale della famiglia
• Irregolarità
della carriera scolastica (causata da una assenza di individuazione
di diagnosi di disturbo specifico dell'apprendimento come la
dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia);
• Dinamiche
soggettive dello studente (emarginazione, demotivazione, bassa
autostima)
• Difficoltà
relazionali all'interno del gruppo (fenomeno del bullismo)
• Problemi
relativi alla crescita”
Per
questo è stato necessario studiare un PROTOCOLLO
D’ACCOGLIENZA,
che permettesse di avere delle linee guida generali d’intervento
Tale
protocollo è stato pensato prestando particolare attenzione alle
seguenti considerazioni:
Per
gli studenti:
• Sentirsi
inadeguati. Gli
studenti immigrati, talvolta, se confrontati con i coetanei appaiono
molto maturi. Questo fatto dipende sicuramente dalle esperienze
vissute (migrazione, allontanamento dai genitori, allontanamento dal
Paese e dalle radici affettive…) e comporta anche atteggiamenti
precoci quali il bullismo, l’abbandono scolastico, il tentativo di
manipolazione degli adulti. L'interruzione degli studi può essere il
risultato dell'impossibilità di proseguire e di impegnarsi ancora in
un progetto faticoso, a causa dei ripetuti fallimenti sul piano del
rendimento o di un rifiuto nei confronti di una realtà frustrante
(come avere brutti voti all'interno di una classe modello). Questa
situazione fa scaturire un normale disagio che si può esprimere con
sentimenti di rabbia nei confronti della scuola, vista come la causa
dell'insuccesso, o ancora, può sfociare in depressione, senso di
inadeguatezza, di incapacità, di scarsa autostima.
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• Una
scelta imposta. In
alcune situazioni l'abbandono o il disinteresse scolastici sono il
triste epilogo di una scelta fatta dalla famiglia e non condivisa
dallo studente. Di solito lo scarso interesse dell’alunno emerge
dal suo atteggiamento: lamenta un senso di noia, di scontentezza, a
volte circoscritto alla scuola, ma più spesso generalizzato e al
quale egli stesso non sa dare un significato. In questi casi non si
verifica immediatamente un vero e proprio abbandono della scuola, ma
un abbassamento del rendimento, accompagnato da scarsa fiducia nelle
proprie capacità. Altre volte l'atteggiamento di disinteressamento
verso le discipline scolastiche è una reazione e nello stesso tempo
un messaggio del giovane studente, che non si sente ascoltato e
spesso è frastornato dalla situazione e dalle nuove richieste.
• Troppi
cambiamenti. Non
va dimenticato, poi, che ogni cambiamento, accompagnato da un fase di
destrutturazione e una di ristrutturazione, è un momento di
crescita. Se gli impegni di studio passano in secondo piano, quindi,
non sempre la colpa è attribuibile a scarso interesse, ma ad una
serie di novità che caratterizzano la fase di cambiamento e che
possono ripercuotersi sulla vita scolastica.
• Se
è colpa della scuola. Obiettivo
dell'istituzione scolastica è prevenire il disagio e promuovere il
successo scolastico, aiutando gli studenti a prepararsi al futuro.
Come già detto il passaggio da un Paese all’Altro, da un tipo di
Istituzione scolastica a un altro rappresenta un momento difficile di
crescita proprio per questo la scuola si attiva realizzando progetti
di accoglienza e di continuità. Talvolta, tuttavia, anche
l'Istituzione scolastica può diventare causa malessere e di
dispersione. Infatti, le difficoltà burocratiche, il continuo
avvicendarsi di insegnanti, la mancanza di comunicazione tra la
scuola e la famiglia possono minare l'equilibrio scolastico degli
studenti, soprattutto se questo è già fragile e in via di
costruzione.
• Le
prime responsabilità. Affinché
lo studente, benché giovane, si assuma pienamente la responsabilità
del percorso che sta per intraprendere e metta in atto una
scolarizzazione il più possibile attiva e consapevole, è
fondamentale coinvolgerlo da subito nella vita scolastica, facendolo
partecipare attivamente alle lezioni di musica ed educazione fisica o
ai momenti comunitari.
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• Un
colloquio preliminare. Anche
dopo aver fatto la pre-iscrizione è importante che lo studente
faccia un sopralluogo della scuola che ha scelto, fissi un incontro
con la Preside o con una persona che sia preposta all'accoglienza e
si faccia spiegare esattamente quali discipline saranno affrontate
non solo al primo anno, ma nell'arco di tutto l'iter che porta al
diploma. In questo il nostro Istituto rappresenta una scelta di
continuità, essendo l’alunno seguito e conosciuto dalla scuola
Primaria fino a quella Secondaria.
• I
giovani Neet: Il
problema dei giovani NEET (acronimo che significa “Not in
education, employment or training”, Non nell’istruzione, non nel
lavoro, non nella formazione), così sentito oggi in Italia, può
sembrare fuori luogo, visto che il Progetto si occupa di ragazzi
ancora lontani dall’adolescenza o preadolescenti. Tuttavia si
devono avanzare le seguenti considerazioni:
Gli
studenti stranieri sono spesso precoci nell’affrontare le diverse
fasi della crescita
Essi,
avendo famiglie non italiane, che possano aiutarli nelle difficoltà
della formazione scolastica, e avendo vissuto un percorso scolastico
frammentato, sono maggiormente esposti al rischio di dispersione
scolastica
Non
tutte le famiglie possiedono la cultura dell’istruzione o della
formazione
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Per
i genitori:
• La
novità di essere genitori: una
dinamica che accomuna gran parte delle famiglie straniere che
approdano nel Nostro Istituto riguarda il ricongiungimento parentale.
I bambini, affidati per anni alle cure di parenti o amici nel Paese
d’origine, raggiungono il genitore o i genitori e cominciano con
loro una nuova vita. Per i genitori è un po’ come scoprire una
nuova dimensione, vestirsi di un ruolo che per anni si è
abbandonato. Genitori e figli si devono conoscere e ri-conoscere,
devono cominciare a fidarsi l’uno dell’altro, devono fondare
abitudini e creare una nuova intimità; questo impegno, già di per
sé complesso, è gravato dal peso delle fatiche quotidiane, da orari
da gestire, da spazi, fisici e mentali, da trovare, da routine da
accomodare.
• Le
difficoltà linguistico-culturali: le
incomprensioni linguistiche e i malintesi culturali possono creare
barriere invalicabili. I genitori migranti non solo si trovano a
dover faticare con una lingua, con un mondo, con codici culturali non
propri, ma devono anche aiutare e supportare su questa via i propri
figli. Il primo ostacolo, quello linguistico, risulta spesso quello
su cui i genitori si arenano, soprattutto le madri, demandando la
responsabilità del dialogo con l’esterno ai figli. Questa scelta
apre la strada a seri problemi: la grande difficoltà da parte della
scuola di comunicare in modo libero ed efficace con i genitori,
l’impossibilità di questi ultimi di poter accedere consapevolmente
alla conoscenza e comprensione della cultura in cui sono immersi, la
responsabilizzazione eccessiva dei figli, il disconoscimento da parte
dei figli dei genitori come figure di riferimento.
• La
difficoltà connesse alla migrazione dei figli: la
migrazione porta con sé difficoltà molto grandi, che non si possono
facilmente ridurre a quelle più oggettive. La migrazione è motivata
dalla chimera della libertà, di una vita senza pericoli, di
un’esistenza più facile, ma spesso quello che i migranti trovano è
fatica e solitudine. Questa sensazione di protratto disagio e
malessere aumenta se affiancata dalle problematiche portate dai
figli. I figli chiedono un aiuto per capire meglio la nuova
situazione, ma spesso i genitori non sono capaci di offrirne; i figli
cercano punti di riferimento, che trovano più facilmente fuori casa;
i figli pretendono quel benessere che è stato prospettato loro prima
della migrazione, ma non è detto che i genitori possano garantirlo;
i figli adottano le abitudini dei coetanei, ma i genitori non le
capiscono, non le conoscono, le rifiutano, creando situazioni di
contrasto e contrapposizione; i figli hanno bisogno di aiuto nello
studio, ma i genitori non possiedono le competenze adatte; i figli
cercano di dare senso alla nuova situazione, ma anche i genitori lo
stanno ancora cercando.
• Il
lavoro: se
la
situazione lavorativa in Italia non è facile per gli italiani, lo
risulta ancor meno per gli stranieri, che devono combattere non solo
con la disoccupazione o con lavori sottopagati, ma anche con il
rischio della clandestinità, qualora perdano il lavoro. In questi
anni abbiamo assistito alla situazione di famiglie costrette a
smembrarsi in case di amici e parenti per riuscire a sopravvivere,
alla situazione di famiglie costrette a rimpatriare almeno i figli a
causa dell’indigenza, a speranze di una vita migliore infrante, a
situazioni al limite del legale. Quello che la scuola percepisce e
intuisce, se non ci sono il racconto diretto o la richiesta di aiuto
da parte dei genitori, sono il malessere dei figli o il peggioramento
delle condizioni di vita. Talvolta gli insegnanti si fanno promotori
di iniziative d’aiuto, cercando, tuttavia, di non ledere la dignità
dei genitori, altre volte capita anche che, grazie alla rete di
conoscenze sul territorio, alcune situazioni trovino soluzione.
• Il
ruolo di genitore: oltre
a tutte le considerazioni avanzate sul ruolo genitoriale nella
migrazione, è bene tenere presente anche che i figli dei migranti,
soprattutto se in tenera età come quelli della scuola Primaria, sono
figli di quell’altrove di ci i genitori non faranno mai pienamente
parte.
• La
ricodificazione del ruolo uomo-donna: la
migrazione è un’esperienza emotivamente difficile e sofferta
perché obbliga i migranti a ripensare tutto il proprio corredo
culturale; l’irrigidimento su schemi improponibili nella nostra
società, come ci capita di assistere talvolta da parte dei genitori,
è la risposta a una fragilità derivata dalla migrazione e
dall’incapacità di crearsi un’ identità adatta alle nuove
richieste. Essere lontano dalla propria casa, lontano dai genitori e
dalla possibilità di rientrare nell’alveo della tradizione, rende
questi genitori privi di modelli; essi sono soli di fronte alla
propria vita e ai propri figli, cui devono consegnare un testimone,
ma non sanno identificarlo. Non tutti i genitori sono così fragili,
alcuni, quelli alfabetizzati o ancor di più quelli con una buona
cultura alle spalle, riescono a trovare una propria strada, spesso
molto creativa e interessante e con grandi potenzialità; ma non da
tutti la migrazione è sentita come una sfida generatrice di nuovo
senso per sé e per la propria vita. In modo particolare desta grande
smarrimento l’emancipazione femminile; gli uomini sentono di non
aver più il controllo sulle mogli e sulle figlie e questo fatto
destabilizza i rapporti familiari a scapito, soprattutto, dei figli.
Per quanto riguarda le donne, le mogli, capita che una conseguenza
alla mancata emancipazione sia una grande solitudine e, quindi, una
triste nostalgia per il proprio Paese. E’ questo il caso delle
donne che non possiedono una cultura solida, che non riescono a
imparare bene l’italiano e che cercano la protezione nella
tradizione (i vestiti, l’idioma, la cucina…).
• Il
riposizionamento dei vincoli familiari e del ruolo della famiglia in
funzione del nuovo codice culturale
• Le
famiglie ricostruite




