Aree e problematiche d’intervento
In base alla lunga esperienza maturata in un ambiente sociale simile e in base alle scelte attuate per indirizzare le strategie didattiche, le aree d’interesse e d’intervento sono risultate obbligatoriamente due: gli studenti e i genitori. Entrambi i soggetti, forieri di problematiche intrinseche alla propria natura, ma anche di complessità legate alla situazione di migranti,richiedono interventi generici e specifici.
duomosandona.netsons.org
  A fronte della lunga esperienza maturata in questi anni, a seguito delle osservazioni continue, grazie alla pratica didattica e all’incontro con i genitori, possiamo affermare con forza che l’integrazione degli alunni non può che passare attraverso la partecipazione dei genitori alla scuola e il benessere sociale delle famiglie. Nel corso di questi anni abbiamo adottato, modulandole di volta in volta, strategie mirate e calate sul nostro protocollo d‘accoglienza.
Le tematiche affrontate sono state tante e hanno coinvolto sempre numerosi soggetti:
Il gioco, Lo sport, Le tradizioni, La danza, Il viaggio, La nostra lingua.
Le problematiche più rilevanti emerse dall’incontro con i genitori sono connesse al disagio socio-culturale; esse provocano fenomeni di emarginazione sociale, che potrebbero sfociare nella dispersione scolastica. La dispersione scolastica, che è un fenomeno complesso, non riconducibile a interpretazioni univoche di causa-effetto, va analizzata secondo un modello sistemico. E' necessaria una visione integrata dei vari fattori che si correlano e interagiscono dove il focus resta sempre il successo o l'insuccesso scolastico. Variabili che concorrono e favoriscono lo sviluppo della dispersione scolastica sono:
Condizione socio-culturale della famiglia
Irregolarità della carriera scolastica (causata da una assenza di individuazione di diagnosi di disturbo specifico dell'apprendimento come la dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia);
Dinamiche soggettive dello studente (emarginazione, demotivazione, bassa autostima)
Difficoltà relazionali all'interno del gruppo (fenomeno del bullismo)
Problemi relativi alla crescita”


Aggiungi didasnewandoldfamiliesproblems.blogspot.comcalia
Per questo è stato necessario studiare un PROTOCOLLO D’ACCOGLIENZA, che permettesse di avere delle linee guida generali d’intervento
Tale protocollo è stato pensato prestando particolare attenzione alle seguenti considerazioni:

Per gli studenti:
Sentirsi inadeguati. Gli studenti immigrati, talvolta, se confrontati con i coetanei appaiono molto maturi. Questo fatto dipende sicuramente dalle esperienze vissute (migrazione, allontanamento dai genitori, allontanamento dal Paese e dalle radici affettive…) e comporta anche atteggiamenti precoci quali il bullismo, l’abbandono scolastico, il tentativo di manipolazione degli adulti. L'interruzione degli studi può essere il risultato dell'impossibilità di proseguire e di impegnarsi ancora in un progetto faticoso, a causa dei ripetuti fallimenti sul piano del rendimento o di un rifiuto nei confronti di una realtà frustrante (come avere brutti voti all'interno di una classe modello). Questa situazione fa scaturire un normale disagio che si può esprimere con sentimenti di rabbia nei confronti della scuola, vista come la causa dell'insuccesso, o ancora, può sfociare in depressione, senso di inadeguatezza, di incapacità, di scarsa autostima. 
it.123rf.com
Una scelta imposta. In alcune situazioni l'abbandono o il disinteresse scolastici sono il triste epilogo di una scelta fatta dalla famiglia e non condivisa dallo studente. Di solito lo scarso interesse dell’alunno emerge dal suo atteggiamento: lamenta un senso di noia, di scontentezza, a volte circoscritto alla scuola, ma più spesso generalizzato e al quale egli stesso non sa dare un significato. In questi casi non si verifica immediatamente un vero e proprio abbandono della scuola, ma un abbassamento del rendimento, accompagnato da scarsa fiducia nelle proprie capacità. Altre volte l'atteggiamento di disinteressamento verso le discipline scolastiche è una reazione e nello stesso tempo un messaggio del giovane studente, che non si sente ascoltato e spesso è frastornato dalla situazione e dalle nuove richieste.
Troppi cambiamenti. Non va dimenticato, poi, che ogni cambiamento, accompagnato da un fase di destrutturazione e una di ristrutturazione, è un momento di crescita. Se gli impegni di studio passano in secondo piano, quindi, non sempre la colpa è attribuibile a scarso interesse, ma ad una serie di novità che caratterizzano la fase di cambiamento e che possono ripercuotersi sulla vita scolastica.
Se è colpa della scuola. Obiettivo dell'istituzione scolastica è prevenire il disagio e promuovere il successo scolastico, aiutando gli studenti a prepararsi al futuro. Come già detto il passaggio da un Paese all’Altro, da un tipo di Istituzione scolastica a un altro rappresenta un momento difficile di crescita proprio per questo la scuola si attiva realizzando progetti di accoglienza e di continuità. Talvolta, tuttavia, anche l'Istituzione scolastica può diventare causa malessere e di dispersione. Infatti, le difficoltà burocratiche, il continuo avvicendarsi di insegnanti, la mancanza di comunicazione tra la scuola e la famiglia possono minare l'equilibrio scolastico degli studenti, soprattutto se questo è già fragile e in via di costruzione.
Le prime responsabilità. Affinché lo studente, benché giovane, si assuma pienamente la responsabilità del percorso che sta per intraprendere e metta in atto una scolarizzazione il più possibile attiva e consapevole, è fondamentale coinvolgerlo da subito nella vita scolastica, facendolo partecipare attivamente alle lezioni di musica ed educazione fisica o ai momenti comunitari.
hk-knd.com

Un colloquio preliminare. Anche dopo aver fatto la pre-iscrizione è importante che lo studente faccia un sopralluogo della scuola che ha scelto, fissi un incontro con la Preside o con una persona che sia preposta all'accoglienza e si faccia spiegare esattamente quali discipline saranno affrontate non solo al primo anno, ma nell'arco di tutto l'iter che porta al diploma. In questo il nostro Istituto rappresenta una scelta di continuità, essendo l’alunno seguito e conosciuto dalla scuola Primaria fino a quella Secondaria.
I giovani Neet: Il problema dei giovani NEET (acronimo che significa “Not in education, employment or training”, Non nell’istruzione, non nel lavoro, non nella formazione), così sentito oggi in Italia, può sembrare fuori luogo, visto che il Progetto si occupa di ragazzi ancora lontani dall’adolescenza o preadolescenti. Tuttavia si devono avanzare le seguenti considerazioni:
Gli studenti stranieri sono spesso precoci nell’affrontare le diverse fasi della crescita
Essi, avendo famiglie non italiane, che possano aiutarli nelle difficoltà della formazione scolastica, e avendo vissuto un percorso scolastico frammentato, sono maggiormente esposti al rischio di dispersione scolastica
Non tutte le famiglie possiedono la cultura dell’istruzione o della formazione
it.123rf.com
  E’ importante, quindi, predisporre percorsi didattici che, tenendo conto della storia del bambino, gli permettano di arrivare a possedere strumenti utili alla prosecuzione degli studi; per questo risultano fondamentali l’accordo e il raccordo con la scuola Secondaria di I grado, affinché il progetto didattico risulti di largo respiro e prevenga derive pericolose per gli studenti.

Per i genitori:
La novità di essere genitori: una dinamica che accomuna gran parte delle famiglie straniere che approdano nel Nostro Istituto riguarda il ricongiungimento parentale. I bambini, affidati per anni alle cure di parenti o amici nel Paese d’origine, raggiungono il genitore o i genitori e cominciano con loro una nuova vita. Per i genitori è un po’ come scoprire una nuova dimensione, vestirsi di un ruolo che per anni si è abbandonato. Genitori e figli si devono conoscere e ri-conoscere, devono cominciare a fidarsi l’uno dell’altro, devono fondare abitudini e creare una nuova intimità; questo impegno, già di per sé complesso, è gravato dal peso delle fatiche quotidiane, da orari da gestire, da spazi, fisici e mentali, da trovare, da routine da accomodare.
Le difficoltà linguistico-culturali: le incomprensioni linguistiche e i malintesi culturali possono creare barriere invalicabili. I genitori migranti non solo si trovano a dover faticare con una lingua, con un mondo, con codici culturali non propri, ma devono anche aiutare e supportare su questa via i propri figli. Il primo ostacolo, quello linguistico, risulta spesso quello su cui i genitori si arenano, soprattutto le madri, demandando la responsabilità del dialogo con l’esterno ai figli. Questa scelta apre la strada a seri problemi: la grande difficoltà da parte della scuola di comunicare in modo libero ed efficace con i genitori, l’impossibilità di questi ultimi di poter accedere consapevolmente alla conoscenza e comprensione della cultura in cui sono immersi, la responsabilizzazione eccessiva dei figli, il disconoscimento da parte dei figli dei genitori come figure di riferimento.

La difficoltà connesse alla migrazione dei figli: la migrazione porta con sé difficoltà molto grandi, che non si possono facilmente ridurre a quelle più oggettive. La migrazione è motivata dalla chimera della libertà, di una vita senza pericoli, di un’esistenza più facile, ma spesso quello che i migranti trovano è fatica e solitudine. Questa sensazione di protratto disagio e malessere aumenta se affiancata dalle problematiche portate dai figli. I figli chiedono un aiuto per capire meglio la nuova situazione, ma spesso i genitori non sono capaci di offrirne; i figli cercano punti di riferimento, che trovano più facilmente fuori casa; i figli pretendono quel benessere che è stato prospettato loro prima della migrazione, ma non è detto che i genitori possano garantirlo; i figli adottano le abitudini dei coetanei, ma i genitori non le capiscono, non le conoscono, le rifiutano, creando situazioni di contrasto e contrapposizione; i figli hanno bisogno di aiuto nello studio, ma i genitori non possiedono le competenze adatte; i figli cercano di dare senso alla nuova situazione, ma anche i genitori lo stanno ancora cercando.
Il lavoro: se la situazione lavorativa in Italia non è facile per gli italiani, lo risulta ancor meno per gli stranieri, che devono combattere non solo con la disoccupazione o con lavori sottopagati, ma anche con il rischio della clandestinità, qualora perdano il lavoro. In questi anni abbiamo assistito alla situazione di famiglie costrette a smembrarsi in case di amici e parenti per riuscire a sopravvivere, alla situazione di famiglie costrette a rimpatriare almeno i figli a causa dell’indigenza, a speranze di una vita migliore infrante, a situazioni al limite del legale. Quello che la scuola percepisce e intuisce, se non ci sono il racconto diretto o la richiesta di aiuto da parte dei genitori, sono il malessere dei figli o il peggioramento delle condizioni di vita. Talvolta gli insegnanti si fanno promotori di iniziative d’aiuto, cercando, tuttavia, di non ledere la dignità dei genitori, altre volte capita anche che, grazie alla rete di conoscenze sul territorio, alcune situazioni trovino soluzione.
Il ruolo di genitore: oltre a tutte le considerazioni avanzate sul ruolo genitoriale nella migrazione, è bene tenere presente anche che i figli dei migranti, soprattutto se in tenera età come quelli della scuola Primaria, sono figli di quell’altrove di ci i genitori non faranno mai pienamente parte.
La ricodificazione del ruolo uomo-donna: la migrazione è un’esperienza emotivamente difficile e sofferta perché obbliga i migranti a ripensare tutto il proprio corredo culturale; l’irrigidimento su schemi improponibili nella nostra società, come ci capita di assistere talvolta da parte dei genitori, è la risposta a una fragilità derivata dalla migrazione e dall’incapacità di crearsi un’ identità adatta alle nuove richieste. Essere lontano dalla propria casa, lontano dai genitori e dalla possibilità di rientrare nell’alveo della tradizione, rende questi genitori privi di modelli; essi sono soli di fronte alla propria vita e ai propri figli, cui devono consegnare un testimone, ma non sanno identificarlo. Non tutti i genitori sono così fragili, alcuni, quelli alfabetizzati o ancor di più quelli con una buona cultura alle spalle, riescono a trovare una propria strada, spesso molto creativa e interessante e con grandi potenzialità; ma non da tutti la migrazione è sentita come una sfida generatrice di nuovo senso per sé e per la propria vita. In modo particolare desta grande smarrimento l’emancipazione femminile; gli uomini sentono di non aver più il controllo sulle mogli e sulle figlie e questo fatto destabilizza i rapporti familiari a scapito, soprattutto, dei figli. Per quanto riguarda le donne, le mogli, capita che una conseguenza alla mancata emancipazione sia una grande solitudine e, quindi, una triste nostalgia per il proprio Paese. E’ questo il caso delle donne che non possiedono una cultura solida, che non riescono a imparare bene l’italiano e che cercano la protezione nella tradizione (i vestiti, l’idioma, la cucina…).
Il riposizionamento dei vincoli familiari e del ruolo della famiglia in funzione del nuovo codice culturale
Le famiglie ricostruite