PROGETTO
INTEGRAZIONE ALUNNI STRANIERI
ISTITUTO
SCOLASTICO COMPRENSIVO
BALILLA
PAGANELLI
ANNO
SCOLASTICO 2010/2011
Si
presenta di seguito il Progetto per l’integrazione degli alunni
stranieri per l’a.s. 2010-2011.
Referente:
Francesca Laudone, facilitatrice d’apprendimento.
Contesto
Le
società che si dicono moderne non sono società
che
si disfano del proprio passato,
esse
lo manipolano in funzione dei bisogni presenti.
(Jean
Pouillon)
L’Istituto
scolastico comprensivo Balilla Paganelli opera nel quartiere
Crocetta, accogliendo nelle sue strutture, costituite da 6 edifici
scolastici, circa 973 alunni di età compresa tra i tre e i quindici
anni; di questi 973 alunni, 426 sono di nazionalità straniera e
provengono da diversi Paesi comunitari e non. L’Istituto è formato
da 6 plessi dislocati in modo non organico, si trovano infatti
distanti tra loro, e diverse sono quindi le problematiche. La scuola
secondaria di 1 grado e una delle primarie sono ubicate alla
periferia di Cinisello dove è fortemente sentito il fenomeno
dell’immigrazione. Il quartiere Crocetta, infatti, è storicamente
interessato da tale fenomeno. Una prima immigrazione è avvenuta
intorno agli anni 50/60 e il quartiere subisce una prima
trasformazione legata allo sviluppo delle attività produttive e
industriali e alla nascita di alcune fabbriche che hanno richiamato
famiglie provenienti dal sud in cerca di lavoro. Si cominciano così
a costruire quartieri residenziali con enormi palazzoni alti 11 o 12
piani, situati l’uno accanto all’altro, senza zone verdi o centri
ricreativi e senza alcuno spazio per l’aggregazione. L’ unico
punto di riferimento diventa la scuola . Aumenta, progressivamente e
in modo esponenziale, il numero di abitanti. Intorno agli anni ‘90
si è verificato lo stesso fenomeno, ma di cittadini comunitari ed
extracomunitari. Le famiglie italiane decidono di lasciare il
quartiere, vendono le loro abitazioni, ma, sia per effetto della
crisi sia per una sorta di diffidenza verso i nuovi cittadini, esse
sono vendute a prezzi più bassi. Per questi stessi motivi le case
vengono acquistate dagli immigrati. Se da una parte ciò è positivo
perché permette loro di cominciare un radicamento, dall’altro è
negativo perché rischia di diventare un quartiere ghetto.
Attualmente il quartiere ospita in maggior parte famiglie straniere
che portano realtà diverse con problematiche sociali e culturali
estremamente difficili da affrontare. Se nella scuola l’integrazione
tra le diverse etnie risulta facile e reale, grazie ai numerosi
interventi didattici ed educativi attuati, la realtà del quartiere è
diversa: si sono creati con il tempo gruppi di persone, appartenenti
a etnie diverse, impermeabili dall’esterno; la tensione è
alimentata dalla mancanza di lavoro, che grava in modo particolare
sugli immigrati, i quali per sopravvivere si dedicano anche ad
attività non legali; visto che molti immigrati non hanno il permesso
di soggiorno, sono esclusi dalla possibilità di avere le più
elementari forme di aiuto sociale (il medico di base, assistenza di
vario tipo dall’ASL). Data questa situazione, si assiste a una
forma molto forte di corporativismo, utile per i bisogni immediati,
ma controproducente per una vera e propria integrazione. La
situazione scolastica, ovviamente, rispecchia la realtà esterna,
quindi, se alunni come i brasiliani, i filippini, i moldavi e gli
ucraini sono seguiti dalla famiglia in tutte le loro necessità, non
è così per altre etnie. In particolare le problematiche evidenziate
sono:
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| ondemigranti.blogspot.com |
- Per gli arabi: per i bambini giunti a Scuole Primarie cominciate, la preparazione scolastica di base in Egitto risulta scadente e non in linea con i requisiti richiesti dalla scuola italiana. L’integrazione appare inizialmente piuttosto facile, ma con il tempo emergono forti resistenze all’adattamento alla regole del vivere civile.
- Per i cinesi: per i bambini giunti a scolarizzazione già cominciata, la preparazione di base in Cina risulta disarmonica, infatti gli studenti hanno un alto livello di conoscenze e competenze in ambito matematico, ma incontrano grandissime difficoltà nell’apprendimento della lingua italiana. Inoltre, l’integrazione è molto difficile, essendo la comunità cinese molto chiusa; un risvolto particolarmente faticoso per gli insegnanti è dato dall’impossibilità di ricostruire chiaramente le strutture familiari e riuscire ad avere un dialogo con i genitori. Probabilmente questo aspetto deriva dalla diffidenza della comunità cinese riguardo alla protezione del mondo lavorativo che opera nel sommerso.

gramsci.provincia.venezia.it
- Per i sudamericani (ecuadoriani, peruviani, salvadoregni): se di scolarizzazione Primaria già cominciata, la preparazione di base risulta scadente, soprattutto in matematica. L’integrazione risulta semplice, soprattutto perché inizialmente sono facilitati dalla lingua; in realtà, in base alla nostra esperienza, possiamo azzardare l’idea che per questi studenti l’integrazione risulti particolarmente difficoltosa e problematica a causa dei seguenti motivi:
Ricongiungimenti
forzati, vissuti spesso in età adolescenziale.
Ricongiungimenti
che vedono gli studenti cominciare una nuova vita con un genitore che
non conoscono e che spesso non hanno mai visto
Ricongiungimenti
che obbligano i ragazzi a vivere con i nuovi compagni dei genitori,
spesso non accettati
Famiglie
in fuga da realtà sociali deprivate
Genitori
che trovano lavori saltuari e con orari non funzionali alla vita
della famiglia con figli
- Per i romeni: per i bambini con la scolarizzazione Primaria già cominciata, la preparazione di base risulta scadente e l’integrazione non comporta problemi particolari. In realtà, la cultura di provenienza risulta difficilmente adattabile al nostro stile di vita. Le situazioni familiari sono caratterizzate da deprivazione culturale. Il fulcro del problema è che questa comunità, molto numerosa nel quartiere e presente da diversi anni, non è riuscita a integrarsi e ha sviluppato, contemporaneamente, delle modalità di vita talvolta illegali; si registra spesso che i nuovi arrivati si adeguino alle proposte dei connazionali, aumentando gli episodi di microcriminalità.
Si
deve sottolineare, inoltre, che le comunità, soprattutto araba,
romena e sudamericana, sono spesso in conflitto tra loro, cosa che
genera disagio anche all’interno della scuola.
La
maggior parte dei genitori della scuola non possiede strumenti
adeguati per aiutare i propri figli ad affrontare un percorso di
integrazione positivo; questo fatto spesso provoca nei figli uno
scollamento dalla figura genitoriale, perché i bambini non si
sentono sufficientemente tutelati, compresi e aiutati e arrivano alla
perdita della stima per i genitori.
Partendo dalla considerazione di quanto detto, la scuola ha adottato e continua a studiare strategie educative che mirino al contenimento del disagio, alla lotta alla dispersione scolastica e individua una serie di interventi atti a garantire l’esercizio del diritto all’ istruzione per i bambini stranieri e alla valorizzare delle risorse provenienti dall’apporto di culture diverse nella prospettiva della cooperazione fra i popoli e nel pieno rispetto delle etnie di provenienza.
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| donnamoderna.com |
Partendo dalla considerazione di quanto detto, la scuola ha adottato e continua a studiare strategie educative che mirino al contenimento del disagio, alla lotta alla dispersione scolastica e individua una serie di interventi atti a garantire l’esercizio del diritto all’ istruzione per i bambini stranieri e alla valorizzare delle risorse provenienti dall’apporto di culture diverse nella prospettiva della cooperazione fra i popoli e nel pieno rispetto delle etnie di provenienza.

