PROGETTO INTEGRAZIONE ALUNNI STRANIERI
ISTITUTO SCOLASTICO COMPRENSIVO
BALILLA PAGANELLI
ANNO SCOLASTICO 2010/2011

Si presenta di seguito il Progetto per l’integrazione degli alunni stranieri per l’a.s. 2010-2011.
Referente: Francesca Laudone, facilitatrice d’apprendimento.

Contesto
Le società che si dicono moderne non sono società
che si disfano del proprio passato,
esse lo manipolano in funzione dei bisogni presenti.
(Jean Pouillon)

L’Istituto scolastico comprensivo Balilla Paganelli opera nel quartiere Crocetta, accogliendo nelle sue strutture, costituite da 6 edifici scolastici, circa 973 alunni di età compresa tra i tre e i quindici anni; di questi 973 alunni, 426 sono di nazionalità straniera e provengono da diversi Paesi comunitari e non. L’Istituto è formato da 6 plessi dislocati in modo non organico, si trovano infatti distanti tra loro, e diverse sono quindi le problematiche. La scuola secondaria di 1 grado e una delle primarie sono ubicate alla periferia di Cinisello dove è fortemente sentito il fenomeno dell’immigrazione. Il quartiere Crocetta, infatti, è storicamente interessato da tale fenomeno. Una prima immigrazione è avvenuta intorno agli anni 50/60 e il quartiere subisce una prima trasformazione legata allo sviluppo delle attività produttive e industriali e alla nascita di alcune fabbriche che hanno richiamato famiglie provenienti dal sud in cerca di lavoro. Si cominciano così a costruire quartieri residenziali con enormi palazzoni alti 11 o 12 piani, situati l’uno accanto all’altro, senza zone verdi o centri ricreativi e senza alcuno spazio per l’aggregazione. L’ unico punto di riferimento diventa la scuola . Aumenta, progressivamente e in modo esponenziale, il numero di abitanti. Intorno agli anni ‘90 si è verificato lo stesso fenomeno, ma di cittadini comunitari ed extracomunitari. Le famiglie italiane decidono di lasciare il quartiere, vendono le loro abitazioni, ma, sia per effetto della crisi sia per una sorta di diffidenza verso i nuovi cittadini, esse sono vendute a prezzi più bassi. Per questi stessi motivi le case vengono acquistate dagli immigrati. Se da una parte ciò è positivo perché permette loro di cominciare un radicamento, dall’altro è negativo perché rischia di diventare un quartiere ghetto.  
ondemigranti.blogspot.com
  Attualmente il quartiere ospita in maggior parte famiglie straniere che portano realtà diverse con problematiche sociali e culturali estremamente difficili da affrontare. Se nella scuola l’integrazione tra le diverse etnie risulta facile e reale, grazie ai numerosi interventi didattici ed educativi attuati, la realtà del quartiere è diversa: si sono creati con il tempo gruppi di persone, appartenenti a etnie diverse, impermeabili dall’esterno; la tensione è alimentata dalla mancanza di lavoro, che grava in modo particolare sugli immigrati, i quali per sopravvivere si dedicano anche ad attività non legali; visto che molti immigrati non hanno il permesso di soggiorno, sono esclusi dalla possibilità di avere le più elementari forme di aiuto sociale (il medico di base, assistenza di vario tipo dall’ASL). Data questa situazione, si assiste a una forma molto forte di corporativismo, utile per i bisogni immediati, ma controproducente per una vera e propria integrazione. La situazione scolastica, ovviamente, rispecchia la realtà esterna, quindi, se alunni come i brasiliani, i filippini, i moldavi e gli ucraini sono seguiti dalla famiglia in tutte le loro necessità, non è così per altre etnie. In particolare le problematiche evidenziate sono:
  • Per gli arabi: per i bambini giunti a Scuole Primarie cominciate, la preparazione scolastica di base in Egitto risulta scadente e non in linea con i requisiti richiesti dalla scuola italiana. L’integrazione appare inizialmente piuttosto facile, ma con il tempo emergono forti resistenze all’adattamento alla regole del vivere civile.
  • Per i cinesi: per i bambini giunti a scolarizzazione già cominciata, la preparazione di base in Cina risulta disarmonica, infatti gli studenti hanno un alto livello di conoscenze e competenze in ambito matematico, ma incontrano grandissime difficoltà nell’apprendimento della lingua italiana. Inoltre, l’integrazione è molto difficile, essendo la comunità cinese molto chiusa; un risvolto particolarmente faticoso per gli insegnanti è dato dall’impossibilità di ricostruire chiaramente le strutture familiari e riuscire ad avere un dialogo con i genitori. Probabilmente questo aspetto deriva dalla diffidenza della comunità cinese riguardo alla protezione del mondo lavorativo che opera nel sommerso.
    gramsci.provincia.venezia.it
  • Per i sudamericani (ecuadoriani, peruviani, salvadoregni): se di scolarizzazione Primaria già cominciata, la preparazione di base risulta scadente, soprattutto in matematica. L’integrazione risulta semplice, soprattutto perché inizialmente sono facilitati dalla lingua; in realtà, in base alla nostra esperienza, possiamo azzardare l’idea che per questi studenti l’integrazione risulti particolarmente difficoltosa e problematica a causa dei seguenti motivi:
Ricongiungimenti forzati, vissuti spesso in età adolescenziale.
Ricongiungimenti che vedono gli studenti cominciare una nuova vita con un genitore che non conoscono e che spesso non hanno mai visto
Ricongiungimenti che obbligano i ragazzi a vivere con i nuovi compagni dei genitori, spesso non accettati
Famiglie in fuga da realtà sociali deprivate
Genitori che trovano lavori saltuari e con orari non funzionali alla vita della famiglia con figli
  • Per i romeni: per i bambini con la scolarizzazione Primaria già cominciata, la preparazione di base risulta scadente e l’integrazione non comporta problemi particolari. In realtà, la cultura di provenienza risulta difficilmente adattabile al nostro stile di vita. Le situazioni familiari sono caratterizzate da deprivazione culturale. Il fulcro del problema è che questa comunità, molto numerosa nel quartiere e presente da diversi anni, non è riuscita a integrarsi e ha sviluppato, contemporaneamente, delle modalità di vita talvolta illegali; si registra spesso che i nuovi arrivati si adeguino alle proposte dei connazionali, aumentando gli episodi di microcriminalità.
Si deve sottolineare, inoltre, che le comunità, soprattutto araba, romena e sudamericana, sono spesso in conflitto tra loro, cosa che genera disagio anche all’interno della scuola.
La maggior parte dei genitori della scuola non possiede strumenti adeguati per aiutare i propri figli ad affrontare un percorso di integrazione positivo; questo fatto spesso provoca nei figli uno scollamento dalla figura genitoriale, perché i bambini non si sentono sufficientemente tutelati, compresi e aiutati e arrivano alla perdita della stima per i genitori. 
donnamoderna.com
 
Partendo dalla considerazione di quanto detto, la scuola ha adottato e continua a studiare strategie educative che mirino al contenimento del disagio, alla lotta alla dispersione scolastica e individua una serie di interventi atti a garantire l’esercizio del diritto all’ istruzione per i bambini stranieri e alla valorizzare delle risorse provenienti dall’apporto di culture diverse nella prospettiva della cooperazione fra i popoli e nel pieno rispetto delle etnie di provenienza.


Aree e problematiche d’intervento
In base alla lunga esperienza maturata in un ambiente sociale simile e in base alle scelte attuate per indirizzare le strategie didattiche, le aree d’interesse e d’intervento sono risultate obbligatoriamente due: gli studenti e i genitori. Entrambi i soggetti, forieri di problematiche intrinseche alla propria natura, ma anche di complessità legate alla situazione di migranti,richiedono interventi generici e specifici.
duomosandona.netsons.org
  A fronte della lunga esperienza maturata in questi anni, a seguito delle osservazioni continue, grazie alla pratica didattica e all’incontro con i genitori, possiamo affermare con forza che l’integrazione degli alunni non può che passare attraverso la partecipazione dei genitori alla scuola e il benessere sociale delle famiglie. Nel corso di questi anni abbiamo adottato, modulandole di volta in volta, strategie mirate e calate sul nostro protocollo d‘accoglienza.
Le tematiche affrontate sono state tante e hanno coinvolto sempre numerosi soggetti:
Il gioco, Lo sport, Le tradizioni, La danza, Il viaggio, La nostra lingua.
Le problematiche più rilevanti emerse dall’incontro con i genitori sono connesse al disagio socio-culturale; esse provocano fenomeni di emarginazione sociale, che potrebbero sfociare nella dispersione scolastica. La dispersione scolastica, che è un fenomeno complesso, non riconducibile a interpretazioni univoche di causa-effetto, va analizzata secondo un modello sistemico. E' necessaria una visione integrata dei vari fattori che si correlano e interagiscono dove il focus resta sempre il successo o l'insuccesso scolastico. Variabili che concorrono e favoriscono lo sviluppo della dispersione scolastica sono:
Condizione socio-culturale della famiglia
Irregolarità della carriera scolastica (causata da una assenza di individuazione di diagnosi di disturbo specifico dell'apprendimento come la dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia);
Dinamiche soggettive dello studente (emarginazione, demotivazione, bassa autostima)
Difficoltà relazionali all'interno del gruppo (fenomeno del bullismo)
Problemi relativi alla crescita”


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Per questo è stato necessario studiare un PROTOCOLLO D’ACCOGLIENZA, che permettesse di avere delle linee guida generali d’intervento
Tale protocollo è stato pensato prestando particolare attenzione alle seguenti considerazioni:

Per gli studenti:
Sentirsi inadeguati. Gli studenti immigrati, talvolta, se confrontati con i coetanei appaiono molto maturi. Questo fatto dipende sicuramente dalle esperienze vissute (migrazione, allontanamento dai genitori, allontanamento dal Paese e dalle radici affettive…) e comporta anche atteggiamenti precoci quali il bullismo, l’abbandono scolastico, il tentativo di manipolazione degli adulti. L'interruzione degli studi può essere il risultato dell'impossibilità di proseguire e di impegnarsi ancora in un progetto faticoso, a causa dei ripetuti fallimenti sul piano del rendimento o di un rifiuto nei confronti di una realtà frustrante (come avere brutti voti all'interno di una classe modello). Questa situazione fa scaturire un normale disagio che si può esprimere con sentimenti di rabbia nei confronti della scuola, vista come la causa dell'insuccesso, o ancora, può sfociare in depressione, senso di inadeguatezza, di incapacità, di scarsa autostima. 
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Una scelta imposta. In alcune situazioni l'abbandono o il disinteresse scolastici sono il triste epilogo di una scelta fatta dalla famiglia e non condivisa dallo studente. Di solito lo scarso interesse dell’alunno emerge dal suo atteggiamento: lamenta un senso di noia, di scontentezza, a volte circoscritto alla scuola, ma più spesso generalizzato e al quale egli stesso non sa dare un significato. In questi casi non si verifica immediatamente un vero e proprio abbandono della scuola, ma un abbassamento del rendimento, accompagnato da scarsa fiducia nelle proprie capacità. Altre volte l'atteggiamento di disinteressamento verso le discipline scolastiche è una reazione e nello stesso tempo un messaggio del giovane studente, che non si sente ascoltato e spesso è frastornato dalla situazione e dalle nuove richieste.
Troppi cambiamenti. Non va dimenticato, poi, che ogni cambiamento, accompagnato da un fase di destrutturazione e una di ristrutturazione, è un momento di crescita. Se gli impegni di studio passano in secondo piano, quindi, non sempre la colpa è attribuibile a scarso interesse, ma ad una serie di novità che caratterizzano la fase di cambiamento e che possono ripercuotersi sulla vita scolastica.
Se è colpa della scuola. Obiettivo dell'istituzione scolastica è prevenire il disagio e promuovere il successo scolastico, aiutando gli studenti a prepararsi al futuro. Come già detto il passaggio da un Paese all’Altro, da un tipo di Istituzione scolastica a un altro rappresenta un momento difficile di crescita proprio per questo la scuola si attiva realizzando progetti di accoglienza e di continuità. Talvolta, tuttavia, anche l'Istituzione scolastica può diventare causa malessere e di dispersione. Infatti, le difficoltà burocratiche, il continuo avvicendarsi di insegnanti, la mancanza di comunicazione tra la scuola e la famiglia possono minare l'equilibrio scolastico degli studenti, soprattutto se questo è già fragile e in via di costruzione.
Le prime responsabilità. Affinché lo studente, benché giovane, si assuma pienamente la responsabilità del percorso che sta per intraprendere e metta in atto una scolarizzazione il più possibile attiva e consapevole, è fondamentale coinvolgerlo da subito nella vita scolastica, facendolo partecipare attivamente alle lezioni di musica ed educazione fisica o ai momenti comunitari.
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Un colloquio preliminare. Anche dopo aver fatto la pre-iscrizione è importante che lo studente faccia un sopralluogo della scuola che ha scelto, fissi un incontro con la Preside o con una persona che sia preposta all'accoglienza e si faccia spiegare esattamente quali discipline saranno affrontate non solo al primo anno, ma nell'arco di tutto l'iter che porta al diploma. In questo il nostro Istituto rappresenta una scelta di continuità, essendo l’alunno seguito e conosciuto dalla scuola Primaria fino a quella Secondaria.
I giovani Neet: Il problema dei giovani NEET (acronimo che significa “Not in education, employment or training”, Non nell’istruzione, non nel lavoro, non nella formazione), così sentito oggi in Italia, può sembrare fuori luogo, visto che il Progetto si occupa di ragazzi ancora lontani dall’adolescenza o preadolescenti. Tuttavia si devono avanzare le seguenti considerazioni:
Gli studenti stranieri sono spesso precoci nell’affrontare le diverse fasi della crescita
Essi, avendo famiglie non italiane, che possano aiutarli nelle difficoltà della formazione scolastica, e avendo vissuto un percorso scolastico frammentato, sono maggiormente esposti al rischio di dispersione scolastica
Non tutte le famiglie possiedono la cultura dell’istruzione o della formazione
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  E’ importante, quindi, predisporre percorsi didattici che, tenendo conto della storia del bambino, gli permettano di arrivare a possedere strumenti utili alla prosecuzione degli studi; per questo risultano fondamentali l’accordo e il raccordo con la scuola Secondaria di I grado, affinché il progetto didattico risulti di largo respiro e prevenga derive pericolose per gli studenti.

Per i genitori:
La novità di essere genitori: una dinamica che accomuna gran parte delle famiglie straniere che approdano nel Nostro Istituto riguarda il ricongiungimento parentale. I bambini, affidati per anni alle cure di parenti o amici nel Paese d’origine, raggiungono il genitore o i genitori e cominciano con loro una nuova vita. Per i genitori è un po’ come scoprire una nuova dimensione, vestirsi di un ruolo che per anni si è abbandonato. Genitori e figli si devono conoscere e ri-conoscere, devono cominciare a fidarsi l’uno dell’altro, devono fondare abitudini e creare una nuova intimità; questo impegno, già di per sé complesso, è gravato dal peso delle fatiche quotidiane, da orari da gestire, da spazi, fisici e mentali, da trovare, da routine da accomodare.
Le difficoltà linguistico-culturali: le incomprensioni linguistiche e i malintesi culturali possono creare barriere invalicabili. I genitori migranti non solo si trovano a dover faticare con una lingua, con un mondo, con codici culturali non propri, ma devono anche aiutare e supportare su questa via i propri figli. Il primo ostacolo, quello linguistico, risulta spesso quello su cui i genitori si arenano, soprattutto le madri, demandando la responsabilità del dialogo con l’esterno ai figli. Questa scelta apre la strada a seri problemi: la grande difficoltà da parte della scuola di comunicare in modo libero ed efficace con i genitori, l’impossibilità di questi ultimi di poter accedere consapevolmente alla conoscenza e comprensione della cultura in cui sono immersi, la responsabilizzazione eccessiva dei figli, il disconoscimento da parte dei figli dei genitori come figure di riferimento.

La difficoltà connesse alla migrazione dei figli: la migrazione porta con sé difficoltà molto grandi, che non si possono facilmente ridurre a quelle più oggettive. La migrazione è motivata dalla chimera della libertà, di una vita senza pericoli, di un’esistenza più facile, ma spesso quello che i migranti trovano è fatica e solitudine. Questa sensazione di protratto disagio e malessere aumenta se affiancata dalle problematiche portate dai figli. I figli chiedono un aiuto per capire meglio la nuova situazione, ma spesso i genitori non sono capaci di offrirne; i figli cercano punti di riferimento, che trovano più facilmente fuori casa; i figli pretendono quel benessere che è stato prospettato loro prima della migrazione, ma non è detto che i genitori possano garantirlo; i figli adottano le abitudini dei coetanei, ma i genitori non le capiscono, non le conoscono, le rifiutano, creando situazioni di contrasto e contrapposizione; i figli hanno bisogno di aiuto nello studio, ma i genitori non possiedono le competenze adatte; i figli cercano di dare senso alla nuova situazione, ma anche i genitori lo stanno ancora cercando.
Il lavoro: se la situazione lavorativa in Italia non è facile per gli italiani, lo risulta ancor meno per gli stranieri, che devono combattere non solo con la disoccupazione o con lavori sottopagati, ma anche con il rischio della clandestinità, qualora perdano il lavoro. In questi anni abbiamo assistito alla situazione di famiglie costrette a smembrarsi in case di amici e parenti per riuscire a sopravvivere, alla situazione di famiglie costrette a rimpatriare almeno i figli a causa dell’indigenza, a speranze di una vita migliore infrante, a situazioni al limite del legale. Quello che la scuola percepisce e intuisce, se non ci sono il racconto diretto o la richiesta di aiuto da parte dei genitori, sono il malessere dei figli o il peggioramento delle condizioni di vita. Talvolta gli insegnanti si fanno promotori di iniziative d’aiuto, cercando, tuttavia, di non ledere la dignità dei genitori, altre volte capita anche che, grazie alla rete di conoscenze sul territorio, alcune situazioni trovino soluzione.
Il ruolo di genitore: oltre a tutte le considerazioni avanzate sul ruolo genitoriale nella migrazione, è bene tenere presente anche che i figli dei migranti, soprattutto se in tenera età come quelli della scuola Primaria, sono figli di quell’altrove di ci i genitori non faranno mai pienamente parte.
La ricodificazione del ruolo uomo-donna: la migrazione è un’esperienza emotivamente difficile e sofferta perché obbliga i migranti a ripensare tutto il proprio corredo culturale; l’irrigidimento su schemi improponibili nella nostra società, come ci capita di assistere talvolta da parte dei genitori, è la risposta a una fragilità derivata dalla migrazione e dall’incapacità di crearsi un’ identità adatta alle nuove richieste. Essere lontano dalla propria casa, lontano dai genitori e dalla possibilità di rientrare nell’alveo della tradizione, rende questi genitori privi di modelli; essi sono soli di fronte alla propria vita e ai propri figli, cui devono consegnare un testimone, ma non sanno identificarlo. Non tutti i genitori sono così fragili, alcuni, quelli alfabetizzati o ancor di più quelli con una buona cultura alle spalle, riescono a trovare una propria strada, spesso molto creativa e interessante e con grandi potenzialità; ma non da tutti la migrazione è sentita come una sfida generatrice di nuovo senso per sé e per la propria vita. In modo particolare desta grande smarrimento l’emancipazione femminile; gli uomini sentono di non aver più il controllo sulle mogli e sulle figlie e questo fatto destabilizza i rapporti familiari a scapito, soprattutto, dei figli. Per quanto riguarda le donne, le mogli, capita che una conseguenza alla mancata emancipazione sia una grande solitudine e, quindi, una triste nostalgia per il proprio Paese. E’ questo il caso delle donne che non possiedono una cultura solida, che non riescono a imparare bene l’italiano e che cercano la protezione nella tradizione (i vestiti, l’idioma, la cucina…).
Il riposizionamento dei vincoli familiari e del ruolo della famiglia in funzione del nuovo codice culturale
Le famiglie ricostruite


PROGETTO GENITORI:
Il progetto genitori, soltanto abbozzato quest’anno per rilevarne le criticità e correggerlo dopo un anno di sperimentazione, prevede le seguenti tappe:
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 I FASE: LA CONOSCENZA:
Accoglienza della famiglia a livello burocratico
Conoscenza della famiglia (storia della migrazione: motivazioni, aspettative, realizzazione concreta, eventuali problemi; struttura della famiglia ed eventuali cambiamenti avvenuti; situazione lavorativa dei genitori e sistemazione dei figli durante l’assenza dei genitori)
Conoscenza teorica dei fondamenti della cultura del Paese d’origine
Colloquio con il mediatore linguistico per valutare le criticità delle migrazioni da quel particolare Paese
Colloquio di conoscenza della situazione del figlio per rendere partecipi i genitori delle motivazioni della scelta della classe in cui inserirlo
Spiegazione della struttura scolastica italiana, della struttura del nostro Istituto e delle prime informazioni necessarie per la frequenza scolastica
Presentazione delle principali strutture di supporto all’immigrazione della zona
II FASE: LA FREQUENZA
Monitoraggio dello studente in funzione di quanto saputo dai genitori
Relazione su aspetti di forza e di debolezza dello studente in relazione a quanto sottolineato dalla famiglia
Programmazione di incontri sistematici con la famiglia, dapprima piuttosto ricorrenti, poi sempre più digradanti (questi incontri concedono alla scuola l’opportunità di controllare le dinamiche della migrazione, sia sull’alunno, che sui genitori, che sulla famiglia nella sua interezza), con la presenza del mediatore linguistico
Possibilità da parte dei genitori di accedere ad uno sportello di sostegno psicologico (vedi progetto di seguito, pg 21), per discutere di problemi relativi alla genitorialità, ma anche di questioni transculturali
Opportunità dei genitori di comunicare alcune problematiche particolarmente rilevanti agli insegnanti, anche con la mediazione della psicologa e se serve del mediatore linguistico, che potrebbero inficiare l’ esito scolastico del figlio.
III FASE: FORMAZIONE DI UNA NUOVA IDENTITA’: la scuola, conoscendo le difficoltà incontrate dai genitori, organizza ogni anno proposte che mirino a: integrare gli adulti in una solida rete di conoscenze, permettere loro di formarsi conoscenze e competenze spendibili nella nostra realtà, aiutarli a capire come affrontare le richieste burocratiche dello Stato Italiano, rimanendo quindi nell’alveo della legalità.
La proposta di un Corso di italiano e informatica per adulti stranieri
L’organizzazione di feste ed eventi scolastici di cui siano partecipi anche i genitori
Continuo raccordo con i diversi ordini di scuola e con gli Enti del territorio per prevenire disagi e derive.

Strategie d’intervento:
Le strategie d’intervento studiate per gli alunni neo arrivati e per le loro famiglie, non appena si presentano e chiedono di essere ammessi nella scuola, tentano di soddisfare le seguenti esigenze:
Accoglienza dei neo arrivati ( assistenza burocratica, informazioni sul territorio e sugli Enti utili, conoscenza delle insegnanti di riferimento, prime informazioni sulla scuola, contatto tempestivo con il mediatore linguistico)
Conoscenza della storia della famiglia e della situazione del bambino per progettare da subito un percorso personale che contenga e aiuti a prevenire, arginare o risolvere eventuali problemi
La scuola si propone come punto di riferimento per la famiglia ( tramite la scuola spesso le famiglie contattano i mediatori linguistici, gli assistenti sociali…)
Progettazione di un percorso didattico che tenga conto della scolarizzazione precedente, se c’è stata.
Presentazione del progetto stranieri alla famiglia


economiascuola.it

IL PROGETTO DEGLI ALUNNI:
Laboratorio di lingua 2
Nel laboratorio di italiano gli alunni stranieri trovano il rispetto dei loro ritmi di apprendimento, una continuità con la storia e l’esperienza scolastica precedente e proposte didattiche calibrate sui bisogni e le competenze di ognuno.
Insegnare l’italiano è un compito delicato e complesso; richiede competenze professionali specifiche, strumenti didattici originali, modalità organizzative flessibili. La nuova lingua, insieme oggetto e mezzo di studio, richiede attenzioni e facilitazioni protratte nel tempo. Se da una parte è fondamentale che tutti gli insegnanti, ciascuno nella propria disciplina, diventino facilitatori d’apprendimento, dall’altra è necessaria la presenza di docenti direttamente responsabili del percorso di apprendimento nella Lingua 2, in grado di elaborare programmazioni individualizzate o per piccolo gruppo, di valutare i progressi o gli impacci, di essere mediatori tra la scuola e le famiglie immigrate, in qualche modo garanti della riuscita dell’inserimento.


Il laboratorio di Italiano L2
per l’accoglienza linguistica
degli alunni stranieri
La proposta del laboratorio linguistico, dove si svolgono le attività di facilitazione e i percorsi specifici di apprendimento della lingua italiana come L2, si inserisce come una risposta specifica all’interno di una proposta più generale di accoglienza e di integrazione delle alunne e degli alunni stranieri nella scuola.
marcopolointercultura.it
 La strutturazione a laboratorio di uno spazio definito segnala che la scuola:
  • riconosce la dimensione strutturale (e non più solo occasionale) della presenza di alunni non parlanti la lingua italiana e si dota di strumenti e risorse per una risposta programmata e non emergenziale del problema dell’insegnamento dell’italiano come L2
  • prende in considerazione la specificità dei bisogni degli alunni stranieri accogliendoli in un luogo nel quale è data l'opportunità di apprendere l'italiano integrando le nuove competenze con quelle già possedute, collegandole al proprio passato, alla propria storia personale e valorizzando la cultura del paese di origine. L’organizzazione del laboratorio risponde pertanto a criteri pedagogici e didattici "integrativi" in senso lato:
    - sia come facilitazione all'inserimento e all'integrazione nella nuova realtà scolastica e sociale
    - sia come aiuto alla costruzione/ricostruzione di una positiva identità personale.
    Con il laboratorio si intende indicare un approccio non esclusivamente "tecnicistico" all'apprendimento dell'italiano ma la costruzione di un luogo di accoglienza nel quale gli alunni possano riconoscersi perché vi lasciano le tracce visibili del loro cammino.
  • adotta un modello di inserimento a immersione - alternanza "bagno" linguistico e culturale nella classe / momenti strutturati nel laboratorio - come la situazione più positiva ed efficace ai fini dell’apprendimento e dell’acquisizione spontanea della nuova lingua e dell’adattamento al nuovo mondo. Si ritiene cioè che apprendimento della lingua e esperienze positive di inserimento siano direttamente collegate; ovvero: non si crea motivazione all’apprendimento della nuova lingua se non si è messi in condizione di vivere esperienze di socializzazione nel gruppo-classe e non si costruiscono rapporti e legami con gli altri senza una buona lingua per comunicare; «… la socializzazione tra alunni italiani e stranieri (anche attraverso le attività ludiche e i linguaggi non verbali) è il presupposto per lo svolgimento di attività interculturali comuni ed elemento di facilitazione per l’apprendimento dell’italiano come lingua seconda da parte degli stranieri, in una situazione di "piena immersione"» (C. M. n. 73/94) (situazione che il modello "classi di accoglienza" o "classi separate" non renderebbe possibile!)
    lapagina.ch

  • si impegna a prevenire e/o ridurre
    - il rischio di insuccesso scolastico
    - il fenomeno del ritardo scolastico (inserimento in classe inferiore, «… penalizzante per l’alunno se disposto soltanto a causa dell’insufficiente padronanza della lingua italiana» C. M. 205/90)
    - il conseguimento di risultati "inferiori" rispetto a quelli della classe
    da parte degli alunni stranieri attraverso la predisposizione di un luogo/di un progetto/di risorse specifiche («percorsi individuali… definiti sulla base delle condizioni di partenza e degli obiettivi che si ritiene possano essere conseguiti da ciascuno di quegli alunni» C. M. n. 301/89) per l’apprendimento della lingua: della lingua per comunicare, utile nella fase iniziale, ma anche della lingua per studiare, veicolo di ogni apprendimento disciplinare.
Il laboratorio come luogo di apprendimento e di integrazione va considerato come un luogo aperto
- per favorire il raccordo tra i percorsi individuali di apprendimento e i percorsi di integrazione nel gruppo classe
- per la realizzazione di attività di scambio interculturale (percorsi su: il nome - la casa - i cibi e le ricette - i giochi - le fiabe…) e di narrazione e comunicazione… (a partire dalla dimensione "autobiografica" dell’apprendimento della lingua italiana) che coinvolgono l’intero gruppo-classe
- per lo svolgimento di attività legate alla semplificazione dei testi, alla comprensione della lingua delle discipline… destinate a gruppi di alunni composta non solo da stranieri.

CONSAPEVOLEZZE NECESSARIE 
Per strutturare un buon percorso di alfabetizzazione che tenga conto delle risorse, delle potenzialità e delle necessità dell’alunno, è indispensabile che il facilitatore tenga presente che:
Ci vogliono almeno 2 anni per sviluppare l'abilità di interagire verbalmente in attività contestualizzate (lingua della comunicazione).
Ci vogliono in media 5-7 anni per sviluppare le abilità linguistiche necessarie per svolgere attività a bassa contestualizzazione (lingua dello studio)
Il progetto migratorio della famiglia gioca un ruolo molto forte sull'apprendimento linguistico
Sapere quali tipi di contatto sociale hanno gli allievi permette di conoscere le loro possibilità di entrare in contatto anche con la lingua italiana
È molto difficile per un allievo apprendere una lingua nel momento in cui vengono sottese conoscenze che non possiede


COORDINATE PER UNA CORRETTA IMPOSTAZIONE DELL'ATTIVITA'
Promuovere un clima rilassato e piacevole è ciò che serve perché tutto possa diventare produttivo
Rispettare la fase del silenzio, quindi non forzare la comunicare in L2, è una fase di costruzione, elaborazione, aggiustamento interno, che si verifica frequentemente e va vissuta senza allarmismi
Non avere fretta , soffermarsi molto sull'abilità di ascolto, che è un'attività orale di tipo ricettivo, ma non passivo
Usare input linguistici e materiali funzionali agli usi della lingua e non alla fissazione delle regole
Porre attenzione al proprio linguaggio e fornire input in L2 significativi, comprensibili, ricchi (per evitare le fossilizzazioni linguistiche)
Non correggere, ma riformulare correttamente
Ricreare in classe situazioni di naturalità comunicativa (simulazioni, tecniche di drammatizzazione, finzioni sceniche o mimiche,…)
Collegare l'uso del linguaggio verbale ad altri linguaggi: canto, musica, gesto, immagine
Dare sempre i punti di riferimento, gli agganci per capire (ricorso a riferimenti concreti, illustrazioni, parole-chiave, …)
Aggiungi ospitiweb2.indire.itdidascalia
Favorire la motivazioni facendo leva sul piacere e sulla curiosità:
* organizzando attività linguistiche divertenti, inserite in una cornice ludica
* rendendo presente il mondo straniero in aula con racconti, fotografie, illustrazioni, oggetti
* favorendo i confronti su diversità e somiglianze, anche a livello linguistico
* esplicitando sempre lo scopo delle diverse attività

* enfatizzando il raggiungimento degli obiettivi
In questa prima fase di accoglienza ho cercato di stabilire con esattezza il livello di competenza linguistica e cognitiva di cui i ragazzi sono in possesso.

Problematiche relative all’inserimento

DATO DI COMPLESSITÀ
CONSEGUENZE E PROBLEMI APERTI
-concentrazione degli alunni stranieri in alcuni plessi dell’istituto
Percezione di aggravio del proprio lavoro per i docenti operanti nei plessi a più alta concentrazione di presenze straniere
-elevato numero di nazionalità diverse
adeguamento della didattica a tipologie linguistiche talvolta molto distanti dalla lingua italiana all’interno della stessa classe
-l’arrivo degli alunni nei momenti più diversi dell’anno scolastico
tempi compressi,
rischio di ripetenza,
disorientamento dell’alunno,
necessità di attivare dispositivi e interventi
-sistemi di valori diversi
rischio di incidenti interculturali (es. gestione del curricolo socio-affettivo, assunzione di cibi a mensa…)
-complessità delle classi accoglienti
alunni stranieri inseriti in classi che presentano:
difficoltà di apprendimento,
disagio a vario titolo
alunni in situazione di difficoltà , ma non sempre documentabili.
un solo docente facilitatore distaccato, visto l’elevato numero degli alunni neoarrivati.
reperibilità di personale interno disponibile a svolgere ore eccedenti su progetto, ottimizzazione degli interventi,
ampliamento del numero di docenti che abbiano maturato esperienze significative.

fenjus.blogspot.com
Le difficoltà per i ragazzi sono tante:
- scarsa conoscenza di dati linguistici (vocabolario limitato)
- scarsa conoscenza delle regole morfologiche
- distanza tra schemi cognitivi personali e contenuti (nonché processi sottesi) presenti nel testo
- mancanza delle conoscenze presupposte dal testo

L'apprendimento della lingua per studiare richiede tempi lunghi e interventi mirati perché sono coinvolte diverse abilità complesse:
- ragionare di questioni astratte: non si tratta solo di insegnare a comunicare, ma anche a ragionare in L2
- parlare di fatti lontani nel tempo e nello spazio
- analizzare argomenti non legati all'esperienza diretta quotidiana
- comprendere testi che sottendono conoscenze pregresse spesso non possedute - comprendere testi che possiedono un lessico non di base, ma specifico
- comprendere testi con una sintassi spesso complessa

Tre settori a cui prestare attenzione
Ampliamento del lessico
all'allievo straniero viene chiesto di recuperare ciò che i coetanei nativi hanno sviluppato in anni
Pensiero alfabetizzato
astrarre, classificare, definire, fare diagrammi, assumere il punto di vista di un altro, …
è un aspetto cognitivo legato all'apprendimento del processo di scrittura
Comprensibilità dei testi scritti
come renderli comprensibili?
Dallo scorso anno abbiamo messo a punto percorsi semplificati e facilitati anche con l’utilizzo di testi "ad alta comprensibilità" che tengano conto delle difficoltà e della SPECIFICITÀ DEL TESTO DELLE DISCIPLINE .

Documento sulla valutazione degli alunni stranieri e percorsi individualizzati
Sarà cura delle Interclassi e dei Consigli di classe operare affinché gli alunni stranieri di recente immigrazione, che hanno una conoscenza limitata della lingua italiana e che dunque partono da una evidente situazione di svantaggio, possano avere una valutazione che parta da criteri diversi, almeno nelle materie pratiche e meno legate alla lingua, come educazione fisica, ed. musicale, disegno, (in alcuni casi lingua straniera) e matematica.
Nelle materie i cui contenuti sono più discorsivi e presentano maggiori difficoltà a livello linguistico ( scienze, storia, geografia…), qualora alla fine del primo quadrimestre gli alunni non abbiano raggiunto competenze linguistiche sufficienti ad affrontare l’apprendimento di contenuti anche semplificati, e pertanto non possano essere valutati, solo in tal caso si potrà mettere N.V. sulla scheda di valutazione, spiegandone poi le motivazioni a verbale.
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L’Interclasse/Consiglio di classe potrà altresì prevedere un percorso individualizzato che contempli la temporanea esclusione dal curriculum di alcune discipline che presuppongono una più specifica competenza linguistica. In loro luogo verranno predisposte attività di alfabetizzazione o consolidamento linguistico. Ne consegue che tali discipline, nel primo quadrimestre, non verranno valutate.
Il lavoro svolto dagli alunni nei corsi di alfabetizzazione o di sostegno linguistico diventa parte integrante della valutazione di italiano (intesa come materia curriculare) o anche di altre discipline, nel caso in cui durante tale attività sia possibile l’apprendimento di contenuti. L’attività di alfabetizzazione, come anche il lavoro sui contenuti disciplinari, sarà oggetto di verifiche orali e scritte (da svolgere in classe) predisposte dal docente del corso di alfabetizzazione e concordate con l’insegnante curriculare.
Quando sia possibile affrontare i contenuti delle discipline curriculari, essi dovranno essere opportunamente selezionati, individuando i nuclei tematici irrinunciabili, e semplificati in modo da permettere almeno il raggiungimento degli obiettivi minimi previsti dalla programmazione.
Nel caso in cui gli alunni stranieri abbiano una buona conoscenza di una lingua straniera (inglese o francese), essa, almeno in un primo tempo, potrà essere utilizzata come lingua veicolare per l’acquisizione dei contenuti e l’esposizione degli stessi, previa la predisposizione di opportuni materiali.
Si ricorda che per tutti gli alunni, e quindi anche per gli alunni stranieri, il voto/valutazione sommativa non può essere la semplice media delle misurazioni rilevate con le varie prove, ma deve tener conto del raggiungimento degli obiettivi trasversali, che sono comunque disciplinari, quali impegno, partecipazione, progressione nell’apprendimento e eventuali condizioni di disagio. Per la valutazione degli alunni stranieri inoltre è opportuno prendere in considerazione la situazione di eventuale svantaggio linguistico e rispettare i tempi di apprendimento dell’italiano come L2.

Esempio di Documento sulla valutazione degli alunni stranieri
 Giudizio analitico
1° livello: prima alfabetizzazione

a)     Italiano: si valuta in base alla programmazione individualizzata; nel riquadro si specifica con la dicitura:
L’alunno segue una programmazione individualizzata.

b)    Altre discipline: se non si hanno elementi sufficienti per valutare si lascia la casella vuota specificando nel riquadro:
L’alunno segue un itinerario di alfabetizzazione linguistica.

 2° livello: rafforzamento linguistico

a)     Italiano: si valuta in base alla programmazione individualizzata, specificando sempre nel riquadro.

b)    Altre discipline: a questo livello dovrebbe essere possibile valutare.

3° livello: itinerario avanzato
Se l’alunno segue le attività della classe si valuta con gli stessi criteri.
Per i primi due livelli, ogni Consiglio di classe/Interclasse documenta nella sua programmazione il percorso alternativo di prevalente alfabetizzazione linguistica e fissa gli obiettivi minimi richiesti dalle singole discipline. Si potrà valutare la conoscenza dell’argomento attraverso verifiche che non implichino spiegazioni in lingua italiana.